La scala dello stigma


Su impulso di Alessio Guidotti, membro di Itardd, educatore professionale nell’ambito dell’uso problematico di sostanze, scrittore ed esperto del mondo delle pwud, siamo venuti a conoscenza di uno strumento utile a “misurare” lo stigma quale ostacolo nel processo di cura e nella ricerca. E’ immediato il riferimento – forte – alla cosiddetta società civile, al mondo delle pwud e a quello dei professionisti del “settore delle dipendenze”, dove lo stigma nei confronti di chi usa sostanze e il continuo quanto vetusto stereotipo del “tossico”, spesso avvelena la ricerca sull’uso di sostanze e propone una visione retta da falsi e dubbi moralismi perché diretta nemica dei Diritti Umani. Riportiamo l’abstract di una ricerca condotta da Anne Destrebecq, Paolo Ferrara, Luca Frattini, Francesco Pittella, Gemma Rossano, Giuseppe Striano, Stefano Terzoni e Orsola Gambini dal titolo: La versione italiana della scala dello stigma nella valutazione dell’apertura mentale dei fornitori di servizi sanitari: studio e convalida su un campione di studenti universitari

I pregiudizi sui disturbi psichiatrici si trasformano spesso in atteggiamenti stigmatizzanti, anche tra i fornitori di servizi sanitari. La scala dello stigma nel valutare l’apertura mentale dei fornitori di assistenza sanitaria (OMS-HC) è stata introdotta già nel 2012 allo scopo, appunto, di misurare lo stigma. Finora non esistono versioni italiane di questo strumento. Volevamo studiare lo stigma tra gli studenti delle facoltà sanitarie in Italia e preparare una versione italiana della scala. Uno studio multicentrico, trasversale, è stato condotto su un campione di studenti di infermieristica, fisioterapia, terapia occupazionale e studenti di dietetica. La versione italiana della scala è stata ottenuta attraverso una traduzione inversa. Sono stati iscritti 561 studenti di età media pari a 21 anni, IQR [20; 23], il 62,22% femmine (n = 349). 262 studenti hanno dichiarato di aver incontrato soggetti affetti da disturbi psichiatrici durante la loro formazione; 50 avevano sperimentato uno o più disturbi psichiatrici nel corso della loro vita. La versione italiana si è rivelata valida e affidabile. Gli studenti più anziani hanno ottenuto più bassi punteggi dello stigma.  Non esistevano differenze tra punteggi in merito al sesso e all’esperienza personale maturata nell’ambito della malattia mentale.

Entrando nello specifico, riportiamo di seguito una serie di slide che dimostrano come lo stigma sia conseguente a un approccio repressivo sul tema dell’uso di droghe :